Oggi parliamo dei benefici del disconnettersi dalla tecnologia. Introduciamo il concetto di digital detox che è passato dall’essere una scelta di nicchia ad essere una vera e propria necessità di salute pubblica. Il flusso ininterrotto di notifiche, e-mail e stimoli visivi che costantemente frammentano il nostro tempo sta saturando le nostre capacità cognitive. Un iper connessione che genera nuovi disturbi come l’ansia da prestazione digitale e il Burnout tecnologico. Disturbi che spingono sempre più persone a cercare rifugio in esperienze di disconnessione totale.
I riti di digital detox
Prima bastava una vacanza, oggi invece i riti dedicati alla disintossicazione digitale sono percorsi strutturati utili a resettare il sistema nervoso. Questo perché l’obiettivo del digital detox non è certo demonizzare la tecnologia, ma piuttosto rinegoziare il rapporto che l’essere umano ha con essa.

L’allontanamento temporaneo dei dispositivi permette al cervello di uscire dallo stato di iper vigilanza tipico dei social media. La nostra mente può tornare a riflettere profondamente e ad essere più creativa, riemergendo dal costante flusso di informazioni che tutti i dispositivi Digital le rilasciano.
Il boom dei retreats: dove il silenzio è il vero lusso
Entriamo ora nel merito e parliamo di tutti i Retreats di digital detox che stanno sorgendo in ogni angolo del mondo. Dalle baite isolate nei boschi scandinavi fino ai monasteri convertiti sulle colline umbre, la caratteristica di base è che queste strutture riescono a estraniare gli avventori dalla tecnologia.
All’arrivo in questi resort ecosostenibili si consegna ogni dispositivo e lo si ripone all’interno di apposite cassette di sicurezza. Gli ospiti si sentono così liberi da ogni tentazione. Il lusso non viene più definito dal Wi-Fi ad alta velocità, ma dalla qualità del silenzio e dalla purezza dell’aria.
Partecipare ad un Retreat significa dunque riappropriarsi dei propri ritmi circadiani. Lontani dalla luce blu degli schermi che inibisce la melatonina, ogni ospite può riscoprire un sonno profondo ristoratore. Le giornate vengono scandite da attività analogiche dove si leggono libri cartacei, si scrive sul proprio diario e si cammina nel verde partecipando anche a piccoli workshop di artigianato. Ognuno di queste pratiche aiuta a ristabilire il contatto con la realtà fisica e sensoriale, sempre troppo spesso sacrificata a favore di quella virtuale.

Il risultato è che ci si riesce a riconnettere profondamente con i propri sensi e a ritrovare il giusto metro di comunicazione con il proprio io.
Benefici psicofisici del digital detox
Relativamente all’apporto benefico di un periodo di digital detox la scienza conferma che questa disconnessione produce benefici immediati e duraturi. Secondo alcuni studi dopo appena 48 ore di astinenza tecnologica i livelli di cortisolo tendono a scendere in maniera drastica. Migliora la postura, perché viene liberata dalla costante flessione del collo verso lo schermo, e anche la tensione oculare svanisce.
I vantaggi più significativi si riscontrano però a livello psicologico, tanto che si riduce il senso di FOMO (Fear Of Missing Out), ovvero la paura di essere tagliati fuori da eventi o conversazioni online. Una paura che viene sostituita con la gioia della presenza consapevole nel momento presente.
Ma c’è di più. Il digital detox favorisce la riscoperta dell’empatia e della socialità reale. Durante i Retreats, conversare con gli sconosciuti diventa qualcosa di fluido e profondo, proprio perché manca lo scudo dello smartphone. Non c’è distrazione del controllo costante delle notifiche e l’ascolto diventa attivo così come la qualità della relazione umana che aumenta sensibilmente. Queste pratiche di disintossicazione permette di vivere le esperienze con una pienezza che la realtà aumentata non potrà mai eguagliare.




